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Quali sono gli errori che si commettono prima di aprire un e-commerce?

Guest post di Iolanda D’Onofrio

Negli articoli precedenti abbiamo già spiegato che oggi non si può essere competitivi sul mercato senza avere un e-commerce. Ciononostante, la scelta dell’apertura di un sito di commercio elettronico non deve prescindere da alcune analisi o da alcune valutazioni. I canali social e digital pur avendo una grande potenzialità nascondono, infatti,  insidie che potrebbero distruggere tutto ciò che si è costruito. 

La scelta errata dei canali social o la costruzione di un sito e-commerce non adeguato ai prodotti venduti o al target di riferimento potrebbe rivelarsi una mossa fallimentare, poiché potrebbe far decrescere notevolmente la fiducia che i consumatori hanno nella marca. Dunque, se si vuole investire in un e-commerce occorre analizzare in modo approfondito i pro e i contro, perché sebbene la rete possa essere un terreno fertile per accrescere il proprio business è comunque un campo minato.

Innanzitutto, prima di procedere con qualsiasi forma di analisi o di studio, occorre fissare degli obiettivi. Solitamente questa fase è notevolmente trascurata e trattata con notevole superficialità dagli imprenditori, con conseguenze devastanti.

 

Gli errori più comuni

Quando un’azienda incontra delle problematiche, solitamente tende a pensare che la soluzione più semplice per risolvere tali questioni sia “lanciarsi” sul web, pianificando il proprio ingresso sulla “rete”.

In realtà questa pianificazione non è nient’altro che aprire un sito e-commerce o aprire canali social, propinando contenuti in modo eccessivo e senza un piano editoriale alle spalle.

Così si tende a spendere parte del budget in maniera errata, poiché si acquistano spazi pubblicitari sia sui social e sia sui motori di ricerca che non sono utili e funzionali alla risoluzione delle problematiche individuate. 

Lo spreco di quote di budget per comunicazioni non efficienti, si contrappone, invece, ai pochi investimenti che vengono effettuati per la costruzione di un e-commerce.

L’errore, spesso fatale, che viene commesso è pensare che per l’apertura di un e-commerce basta acquistare un dominio e scegliere una piattaforma a caso; la realtà è molto diversa da questa fantasia. 

L’apertura di uno store online comporta il sostenimento di alcuni costi, alcuni simili a quelli sostenuti per l’apertura di un negozio fisico, come ad esempio costi di gestione, costi di capitale, costi fissi e variabili. Altre costi, invece, mutano la loro natura: i costi d’affitto o di sostenimento dei locali commerciali si tramutano in investimenti per raggiungere gli utenti, come l’uso delle tecniche SEO e dell’online advertising. 

Si tende, inoltre, a costruire siti non adeguati alle vere esigenze dei consumatori e dei prodotti venduti. Solitamente viene scelto un sito già preimpostato, che non risponde minimamente alle esigenze di vendita. questo problema è dettato da una scarsa conoscenza sia dei propri prodotti che del target di riferimento. 

In più, l’apertura di un e-commerce presuppone la conoscenza dei software ai quali affidarsi, in quanto occorre determinarne uno che ha le giuste funzionalità, rispetto ai bisogni che devono essere soddisfatti.

È, inoltre, sbagliato pensare che l’apertura di un e-commerce aumenti immediatamente le vendite e dunque il fatturato aziendale, tralasciando completamente di impostare tutti i processi che vi sono alle spalle. 

Un e-commerce che aumenta il fatturato aziendale è un sito che funziona e che è inserito all’interno del contesto aziendale in modo adeguato.

Un altro errore che spesso viene commesso da un imprenditore è pensare che la costituzione di un e-commerce si esaurisca con la costituzione online di un sito nel quale vengono esposti i prodotti; se bastasse questo non sarebbe un e-commerce ma semplicemente un sito espositivo con il quale l’azienda vuole mettere al corrente del pubblico, sia locale che internazionale, della sua esistenza e del suo catalogo prodotti. 

Un e-commerce, invece, è l’insieme di un assetto organizzativo molto più complesso, il quale parte dal costante aggiornamento del catalogo prodotti fino all’evasione dell’ordine in modo costante e coordinato. 

Possiamo sintetizzare gli errori più comuni in un elenco:

  • Sopperire i problemi aziendali aprendo un sito e-commerce;
  • Non avere una pianificazione dei contenuti;
  • Sprecare budget in azioni inutili e non spenderlo, invece, per esigenze necessarie;
  • Conoscenza inadeguata delle piattaforme e-commerce;
  • Pensare di aumentare immediatamente le vendite con un e-commerce;
  • Costruzione errata del sito.

Facciamo un esempio concreto

Se vogliamo aprire un negozio, innanzitutto, valutiamo l’aspetto economico dell’investimento, in quanto esso comporta l’impiego sostanziale di risorse che rientrano in un orizzonte temporale molto lungo. Valutata questa prima problematica economica, si prosegue con una pianificazione di una serie di attività, come ad esempio:

  • Studio di fattibilità;
  • Business plan;
  • Assistenza pre e post-vendita;
  • Corsi di formazione per il personale, sia a livello gestionale che a livello commerciale;
  • Scelta dei prodotti da inserire nel proprio catalogo;
  • Scelta dei fornitori;
  • Scontistica sui prodotti;
  • Visibilità e promozione.

Il passo successivo è pensare a come allestire il negozio e pianificare la sua apertura. Quindi si valutano i negozi, l’attrezzatura necessaria, la disposizione dei prodotti e così via, fino a che ogni cosa non è al suo posto e finché tutti gli adempimenti burocratici non sono compiuti.

L’apertura di un e-commerce può essere paragonata ad un negozio fisico; anzi, l’assetto organizzativo che vi è dietro un sito di commercio elettronico è, in alcuni casi, più complesso. 

Purtroppo accade che non vi sia la stessa attenzione nel compiere le suddette attività e, nella maggior parte dei casi, ognuna di queste attività non viene nemmeno valutata. Non vengono stimati i costi e non viene valutata l’usabilità del sito, poiché si pensa che esso non necessiti di studio o di investimenti rilevanti. 

E questo è un primo fondamentale errore.

Ritornando al negozio fisico, poniamoci queste domande: è possibile pensare che dopo tutti questi adempimenti il proprietario del negozio lo abbandoni a sé stesso? Con un commesso non aggiornato, con merce non rinnovata e dunque divenuta obsoleta sul mercato, senza pulizie costanti? 

Se facesse ciò il risultato sarebbe un negozio con prodotti obsoleti, personale non adeguato e pulizia carente, tutto ciò comporterebbe la chiusura dello store , con un impatto alquanto negativo sulla reputazione della marca. Questo solitamente non avviene nel mondo reale, ma nel mondo degli e-commerce è più comune di quanto si creda. 

Tralasciando tutte le problematiche sopracitate, come l’errata scelta della piattaforma e la cattiva pianificazione delle attività, l’abbandono a se stesso di un e-commerce è uno dei motivi principali del suo fallimento. L’aggiornamento continuo del catalogo, lo studio di nuovi trend del mercato, la semplificazione del processo di pagamento e di check-out sono tutte attività che non vengono svolte costantemente. 

In casi estremi si tratta di attività che non vengono MAI svolte.

È importante essere costanti nell’aggiornamento dei cataloghi, dei prezzi e nell’organizzazione del tutto. Questo influisce positivamente sull’esperienza utente ed è proprio quest’ultimo e il suo livello di soddisfazione durante l’esperienza che decreta il successo o l’insuccesso dell’azienda.

In conclusione, possiamo affermare che la soluzione alle problematiche presenti in azienda non può semplicemente essere l’apertura di un e-commerce, anzi esso necessita di attività costanti. Nel caso in cui l’azienda volesse vendere esclusivamente online i propri prodotti occorrerebbe un team creato appositamente per la gestione del sito.